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LA CONTROPROPOSTA DI RIFORMA GIURISPRUDENZIALE

giurisprudenza1Anche a cura dell’Associazione Universitaria-culturale “Voce al merito

TESTO UNICO DI RIFORMA UNIVERSITARIA E DI ACCESSO ALLE PROFESSIONI GIURIDICO-FORENSI

LA RIFORMA PER PUNTI

A. L’UNIVERSITA’:
1. No ai test di ingresso da effettuarsi prima dell’acceso all’A.A.
L’articolo 34 della nostra Costituzione afferma che ” i capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi piĂą alti degli studi”. Tale principio secondo cui all’alta formazione si accede per meritocrazia è oramai calpestato dai test d’ingresso alle facoltĂ  a numero chiuso che, il piĂą delle volte, non hanno alcuna attinenza col campo di studi scelto. Tutto si può pensar di dire, tranne che sia la meritocrazia il perno della valutazione selettiva posta dai test. Inoltre, la creazione di lobby e di interessi economici per il superamento di questi, hanno portato questo sistema di valutazione alla deriva di sotterfugi vari al limite se non oltre il campo del consentito.
2. Un criterio maggiormente meritocratico e che, per questo, non in contrasto con l’art.34 Cost è quello di prevedere una soglia di sbarramento al secondo anno (per crediti e propedeuticitĂ ). Questo consentirebbe una valutazione delle capacitĂ  ed attitudini dei soggetti direttamente sul campo e non con test che poco hanno a che fare con le discipline dei corsi.
3. Prevedere per i corsi annuali un numero di crediti prestabilito e, rispetto al totale, una parte di questi deve essere destinata ad attivitĂ  di studio della giurisprudenza ed all’esame di casi giurisprudenziali, con l’obbiettivo di iniziare ad avvicinare lo studente ai risvolti pratici dello studio magistrale in giurisprudenza
4. Istituire per il quarto ed il quinto anno corsi di avviamento alle attività giuridico-forensi (Laboratori giuridici), dando maggiore praticità lavorativa al corso di studi. Lo si può fare inserendo tali attività contestualmente alle lezioni o inserendo gli appositi corsi tra le materie obbligatorie previste dal piano di studi (siano esse di contesto o non).
5. Accorpare le materie di 4° e 5° anno indicate dalla dicitura “II” in corsi annuali previsti nei primi quattro anni. Così facendo si evita l’ingessatura del quinto anno che, al contrario, potrĂ  essere utilizzato per “specializzarsi” in un determinato settore giuridico.
6. Prevedere per i soli corsi annuali la suddivisione in “moduli” con relative prove in itinere anche e sopratutto per quanto attiene l’esperienza pratica svolta, di tipo scritto.
7. Istituire al quinto anno gli indirizzi di “specializzazione” con relative materie di indirizzo (es: privatistico, penalistico, pubblicistico, internazionale e dell’Unione Europea, impresa e diritto dell’economia pubblica e privata, teorico-metodologico, tributarista). Si andrebbero ad attivare solamente quei corsi che raggiungono un minimum di iscritti (come giĂ  oggi avviene per le cosiddette “materie a scelta dello studente”).
8. Prevedere in relazione alla specializzazione conseguita dallo studente, un riconoscimento in termini di punteggio per i futuri concorsi, bandi pubblici e privati che avessero attinenza con il particolare titolo di studio conseguito, nonchĂ© per l’accesso alle scuole post-laurea e per le carriere giuridico-forensi. Attribuire, in sostanza, in modo proporzionale con l’attivitĂ  svolta un valore simile ai master post-laurea, così da dare valore sostanziale alle scelte prese.
9. Dare la giusta importanza ad insegnamenti che devono necessariamente fare parte del bagaglio culturale e giuridico di un giurista coma lo studio della legislazione Antimafia nei due aspetti penalistico e civilistico
10. Informatizzare i corsi di studio in modalitĂ  telematica per:
a. eliminare il problema del sovraffollamento delle lezioni
b. eliminare il problema dei disagi causati agli studenti “fuori sede” anche di tipo economico e migliorare, di conseguenza, la distribuzione dei locali, economizzare le spese di affitto (eliminando la spesa per i locali extra universitari) e l’organizzazione dei lavori per i docenti. Uno dei criteri da adottare per consentire l’accesso ai corsi telematici potrebbe essere quello del reddito minimo.
c. eliminare una delle ragioni che stanno alla base del numero chiuso
11. Dal terzo anno in poi (dopo aver risolte le propedeuticitĂ  richieste), si dovrĂ  attivare la pratica giuridica per ogni materia che abbia attinenza con un campo lavorativo. Questa potrĂ  essere svolta (quantomeno inizialmente) presso studi, amministrazioni pubbliche e private, uffici universitari o convenzionati con la stessa e, successivamente, presso il Poligiuridico Universitario.

B. I COLLEGAMENTI COL MONDO DEL LAVORO:
12. Non il CNF ma le stesse UniversitĂ  Pubbliche o private dovranno garantire il “carattere professionalizzante” dei propri insegnamenti (cosa per altro giĂ  prevista, anche nel testo elaborato da CNF agli articoli 38 e 40 ma non attuata). Questo per rendere consequenziale l’insegnamento universitario col mondo del lavoro.
13. Creare un albo degli studi di avvocatura, notarili e via dicendo per la distribuzione automatica degli studenti laureatisi che ne facciano richiesta. Tale possibilitĂ  sarĂ  concessa a quegli studi che assicurino uno standard qualitativo (certificato) per la formazione dei praticanti. Per queste ragioni dovranno essere previsti degli sgravi fiscali per quegli studi che aderiranno con profitto.
Questo per evitare la difficile ed a volte inoperosa ricerca che il neolaureato è obbligato a compiere al conseguimento della laurea qualora volesse intraprendere la carriera forense.
14. Le scuole di formazione post-laurea per accedere alle professioni, richiedono la semplice iscrizione (non altri esborsi) Queste possono individuarsi per esempio nella scuola si avvocatura, magistratura, notariato, pubblica amministrazione, campo internazionalistico-europeo, tributario, teorico metodologico e dell’insegnamento. La gestione è a carico dell’UniversitĂ  e, quantomeno inizialmente i corsi possono essere tenuti attraverso convenzioni stipulate dall’UniversitĂ  presso studi (con incentivi e sgravi fiscali), uffici pubblici e privati, amministrazioni e via dicendo ed in seguito presso il Poligiuridico.

C.IL POLIGIURIDICO:
15. Il Poligiuridico è gestito dagli enti pubblici che lo amministrano. Gli insegnanti possono essere impiegati statali e quindi offrire servizi gratuiti ai cittadini (vedi il patrocinio gratuito); altrimenti prestano il proprio lavoro da liberi professionisti.
16. L’accesso alle scuole è libero salva la possibilitĂ  di inserire un numero programmato in caso di mercato del lavoro saturo. In quest’ultimo caso sarĂ  stabilito il numero programmato a seconda dell’offerta lavorativa richiesta. Il numero programmato inserito alla fine degli studi e non all’inizio assolve ad una funzione completamente diversa rispetto al numero chiuso ante immatricolazione all’UniversitĂ . il Numero di anni di alta formazione varia a secondo del campo scelto.
17. Si prevede l’eliminazione di qualsivoglia contributo di funzionamento della scuola di specializzazione a carico degli specializzandi.

Punti chiave:

  • Ingresso non programmato
  • Corsi telematici
  • Sbarramento interno
  • AttivitĂ  pratica di avviamento al lavoro
  • Scuole di alta formazione con numero programmato (studente pienamente formato)
  • Il Poligiuridico

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comunicato stampa APAS 21/10/09

La “SocietĂ  cooperativa APAS sociale Onlus” fa sapere che
in seguito alla comunicazione telefonica tra l’Avv. Nadia
Spallitta, avvocato della cooperativa e consigliere
comunale, e l’ingegnere Gaetano Lo Cicero, direttore
generale del Comune e Presidente di AMIA S.P.A., entro
stasera l’AMIA farĂ  una delega  per il pagamento diretto
alla  cooperativa, affinché questa possa riscuotere il
proprio credito direttamente dai consorzi del CONAI.

Se ciò non si verificasse, la cooperativa presenterà
decreto ingiuntivo in Tribunale per ottenere il pagamento
delle somme dovute dall’AMIA.

La cooperativa APAS precisa che la protesta dei cenciaioli
non è mirata ad ottenere l’assunzione all’AMIA o altrove,
nè a creare un’altra forma di precariato o stipendificio a
spese dei cittadini palermitani, ma mira, invece, a
diventare un realtĂ  sana e produttiva a beneficio della
cittĂ , una realtĂ  che crei sviluppo ed innovazione.

Ad oggi il Palazzo Comunale è ancora presidiato dagli
operatori della cooperativa APAS, i quali chiedono il
rinnovo della convezione per almeno un anno, periodo
necessario affinchè la stessa provveda ad espletare l’iter
burocratico per ottenere le proprie autorizzazioni autonome.

La cooperativa APAS fa sapere che le azioni di protesta dei
suoi soci lavoratori non sono rivolte contro la
cittadinanza, ma, anzi, costituiscono una azione a difesa
dei palermitani tartassati da esose tasse sui rifiuti,
perchè mirano ad evitare l’inquinamento causato da
centinaia di tonnellate di rifiuti riciclabili che, senza
l’attivitĂ  dei cenciaioli, rimarrebbero sulle strade o
marcirebbero in discarica. Il futuro è la raccolta
differenziata non l’inceneritore, probabile causa della
disincentivazione attuale della raccolta differenziata.

Pacatamente e serenamente . . . L’uscita è da quella parte

uscita-demergenza

Pacatamente e serenamente il “Sindaco” Cammarata si accomodi all’uscita numero 77*.

Un atto di serenità, la richiesta posta formalmente ai sensi del d.lgs.n.267/2000. L’istituto della rimozione del sindaco, infatti, prevede la rimozione degli amministratori locali quando “compiano atti contrari alla Costituzione o per gravi e persistenti violazioni di legge o per gravi motivi di ordine pubblico”. Nella legislazione siciliana, in base alla l.r. n. 48/1991, é previsto che con decreto del Presidente della Regione, su proposta dell’Assessore regionale per gli enti locali, il sindaco possa essere rimosso in caso di atti contrari alla Costituzione o per gravi e persistenti violazioni di legge.

Pertanto tutto il voluminoso fascicolo è stato consegnato dall’On. Leoluca Orlando, dal Sen. Fabio Giambrone, Commissario regionale IdV, e dai 5 consiglieri comunali Fabrizio Ferrandelli, Elio Bonfanti, Cesare Mattaliano, Angelo Ribaudo ed Aurelio Scavone, nelle mani dell’Assessore agli Enti Locali Caterina Chinnici.

Trenta sarebbero “le gravi, pregresse, attuali e preesistenti violazioni di legge di cui si sarebbero resi responsabili in violazioni delle norme di legge il Sindaco e degli assessori della giunta del centrodestra”; a queste vanno aggiunte due relazioni negative di censura della Corte dei Conti, la delibera di Giunta comunale dei giorni scorsi per la sottoscrizione del nuovo contratto di servizio fra Aps ed Amap posta in essere contro due deliberazioni unanimi del consiglio comunale, nonché il rinvio a giudizio a carico di Cammarata per violazione della normativa ambientale sull’inquinamento atmosferico. Per non dimenticare la mancata presentazione al consiglio comunale della relazione periodica a cui è obbligato un Sindaco, l’assenza del Piano urbano del traffico, la sentenza del Tar sull’aumento illegittimo della Tarsu, la situazione di crisi della Gesip e dell’incredibile buco dell’Amia, i bilanci comunali praticamente in perenne disequilibrio e via dicendo.

La grave situazione fin qui denunciata è stata, fra l’altro, ravvisata anche dal Ragioniere Generale del Comune di Palermo come ricorda Fabrizio Ferrandelli.

Scrive il ragioniere: “Vi sono diversi profili di criticità amministrativo-contabili potenzialmente suscettibili di perturbare gli equilibri di bilancio e ai quali, stante l’attuale struttura delle entrate proprie, non si è potuto far fronte”.

EccoVi l’elenco:

1) mancata adozione della modifica dello Statuto;
2) mancata adozione della delibera di variazione di P.R.G. con riferimento alle edicole di vendita dei giornali;
3) condanna del sindaco per danno erariale a seguito di affidamento ingiustificato di incarichi a consulenti esterni;
4) rinvio a giudizio per violazione della normativa ambientale sul tasso di smog;
5) mancata presentazione al Consiglio Comunale della relazione periodica del sindaco così come prescrive la legge;
6) sistematica e reiterata violazione dei termini di risposta agli atti ispettivi dei consiglieri comunali;
7) mancata esecutivitĂ  di delibere approvate dal consiglio comunale;
8) mancanza del Piano Urbano del Traffico;
9) sentenza TAR sull’aumento illegittimo della TARSU;
10) denunciata illegittimità della delibera di giunta sull’aumento dell’addizionale IRPEF;
11) aggravio situazione finanziaria del Comune causata dalla vicenda ZTL (mancato introito oltre all’aggravio per il rimborso a seguito della sentenza del TAR). Risultano incassati introiti di quasi 2 milioni e 400 mila euro a fronte di un esborso di circa 6 milioni di euro per costi aggiuntivi e rimborsi;
12)mancataq erogazione buoni libro;
13) assunzioni per chiamata diretta nelle aziende municipalizzate;
14) AMIA: la Corte dei Conti rileva che “ben poco conterebbero interventi di natura straordinaria in favore della società a causa della sua deficitarietà da considerarsi strutturale anche in relazione della sua permanenza in più esercizi”.
15) La Corte dei Conti nel rendiconto 2007 rileva irregolaritĂ  derivate da aumento spropositato di residui attivi:
- su Euro 867.776.171 le riscossioni sono state pari ad Euro 306.215.808. Risulta conseguentemente difficilmente riscuotibile la differenza pari ad euro 561.560.363;
- limitata riscossione delle sanzioni per violazione del codice della strada (percentuale di riscossione pari al 24%);
16) gravi violazioni di legge con riferimento a delimitazione territoriale circoscrizione AutoritĂ  Portuale e incompetenza della stessa;
17) reiterata violazione di termini di legge per la presentazione in consiglio comunale di documenti finanziari (bilanci, consuntivi, determinazione di tariffe);
18) omessa presentazione di querela nei confronti dell’AMIA S.p.A., società a proprietà interamente pubblica, a seguito di accertamenti da parte della guardia di finanza per falso in bilancio ed altri penalmente rilevanti;
19) gravi anomalie e disfunzioni, con impropri espedienti contabili, tali da incidere negativamente sugli equilibri di bilancio, come riscontrati in tutti gli accertamenti effettuati dalla Corte dei Conti dal 2006 al 2008;
20) numerosi rilievi e accertamenti di illegittimitĂ  ed ipotesi di reato quali riscontrate dalla Corte dei Conti con relazione 44/2008/CONT. e 20/2009/PRSP (sezione di controllo per la Regione Siciliana);
21) dichiarazione del ragioniere generale – disattese e contraddette dal parere reso dallo stesso – con riferimento al bilancio preventivo 2008: “vi sono diversi profili di criticità amministrativo-contabili potenzialmente suscettibili di perturbare gli equilibri di bilancio e dalle quali, stante l’attuale struttura delle entrate proprie, non si è potuto fare fronte”.
22) Dichiarazioni del ragioniere generale dott. Basile che denuncia: “ una gestione anomala dei residui attivi (n.d.r. da parte dello stesso sindaco con riferimento al ruolo di ragioniere generale ricoperto da altro soggetto) che ha portato un ammanco di 71 milioni di euro…anni in cui i bilanci di previsione hanno posto risorse di carattere eccezionale che hanno finanziato spese correnti…che vi sono state inserite (entrate fiscali e da lotta all’evasione che non si sono mai realizzate) per oltre 70 milioni di euro…denuncia (gli effetti gravemente lesivi dei debiti fuori bilancio sugli equilibri di bilancio)”.
Tali dichiarazioni confermano la piĂą volte denunciata in sede consiliare non veridicitĂ  dei bilanci ed assumono un ulteriore elemento di illegittimitĂ  non essendo state seguite da coerenti comportamenti ivi comprese necessarie denuncie e adozione di procedure cautelari nei confronti della Corte dei Conti.
23) aumento costante e abnorme dei debiti fuori bilancio;
24) disallineamenti pari nel 2007 a 339 milioni;
25) la GESIP lamenta perdite di esercizio mensili pari a 873.000 euro;
26) utilizzo dei fondi di riserva in aperta violazione delle finalitĂ  degli stessi;
a1) continui disallineamenti tra i crediti vantati dalle aziende partecipate e gli accertamenti;
27) utilizzo improprio di risorse comunali per spot propagandistici ed elettorali del sindaco;
28) illegittima assegnazione di spazi e loculi cimiteriali, in violazione delle disposizioni legislative e regolamentari, in favore di soggetti “titolati” ma non “titolari” del relativo diritti;
29) dissennata gestione delle aziende, a totale proprietà pubblica, con proliferazione di aziende collegate con relativo depauperamento del patrimonio globale delle stesse aziende ed aggravi di spese anche per il ricorso a forme anomale di sovvenzionamento bancario (in aperta violazione dell’art. 119 comma 6 Cost.);
30) mancata regolare organizzazione di procedimento elettorale 2007 in violazione di segretezza e libertĂ  di voto.

Così stante le cose, non riesco proprio ad immaginare come sia possibile tacere e nascondere alla legge una sequenza così precisa e numerosa di violazioni amministrative o presunte tali. A pensar male a volte si indovina; ecco, con una così vasta gamma di scelta, basterà leggere le carte e segnalare l’uscita d’emergenza al “Sindaco” verso la porta 77* del comune di Palermo

* Consulta la Smorfia QUI

Cenciaioli: raggiunto il traguardo delle 600 t di carta e cartone

istat-raccolta-diff-palermoLa Società Cooperativa APAS Sociale Onlus che da Settembre lavora con convenzione gratuita per conto di AMIA S.p.A. in soli 34 giorni lavorativi è riuscita a raccogliere, di sola carta e cartone, ben 604,4 tonnellate di materiale (cioè 604.400 Kg), facendo risparmiare alla città di Palermo i relativi costi di discarica e aumentando i livelli di raccolta differenziata.

Tenuto conto che il COMIECO paga 90 € a tonnellata (con accordo quadro ANCI-CONAI 2009) di imballaggi di carta e cartone conferiti nelle piattaforme convenzionate, ad oggi il corrispettivo sulla raccolta effettuata dall’APAS per nome e per conto di AMIA S.p.A. è pari a ben 54.396 €.

A questi vanno aggiunti 39760 Kg di rottami ferrosi, per un valore di 3.181 € ricavati dalla valorizzazione del rifiuto ferroso proveniente dal territorio cittadino, per il quale viene riconosciuto un corrispettivo pari a 80 € a tonnellata.

In totale il materiale raccolto dall’APAS ha quindi fruttato 3.181 € + 54.396 € = 57.577 €

Nella convezione gratuita stipulata con l’APAS l’AMIA si impegnava a fornire alla cooperativa i mezzi per la raccolta, efficaci, efficienti e funzionanti, e a girare ogni 15 giorni alla stessa i contributi del consorzio COMIECO ed gli altri corrispettivi che l’AMIA avrebbe incassato grazie alla cooperativa.

Ad oggi l’APAS non ha ricevuto dall’AMIA alcun corrispettivo.

Dei 16 mezzi che l’AMIA si era impegnata a dare all’APAS ne sono stati consegnati solamente 13 e non tutti insieme. Molti di questi non erano immediatamente funzionanti, mentre altri sono così vecchi da necessitare continue riparazioni.

A causa di questa situazione i cenciaioli si sono dovuti indebitare per far fronte alle spese di carburante e riparazione di alcuni mezzi ed ormai sono quasi al punto di non poter piĂą andare avanti.

L’AMIA riceve ogni anno dal Comune di Palermo 90 milioni di euro per svolgere i servizi di gestione dei rifiuti, mentre l’APAS ha una convenzione gratuita sia per il Comune che per l’AMIA, e le uniche cose che le sono state concesse sono l’uso di mezzi inutilizzati dell’AMIA e l’utilizzo del cantiere di dislocazione dei mezzi.

Perché non vengono rispettati gli accordi fissati dalla convenzione? Perché non vengono trasferiti i fondi ad una cooperativa che funziona, che alleggerisce il lavoro dell’AMIA e che aumenta i livelli di raccolta differenziata?? Perché si sta cercando di spegnere questa bellissima esperienza? Chi ha interesse a farlo?

Renata Di Fazio

LODO ALFANO DICHIARATO INCOSTITUZIONALE!

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