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L’ingordigia di potere e la fine della dignità sociale

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La cronaca:
Venerdì scorso la Giunta Cammarata ha deliberato il RADDOPPIO dell’Addizionale Irpef allo 0.8. Le opposizioni hanno cercato di occupare l’aula dove si riunisce la Giunta ma questi ultimi hanno preferito riunirsi in un luogo “segreto”.

Pensate quanto deve stare a cuore al Sindaco ed alla sua nuova giunta di minoranza aumentare le tasse ai cittadini! Dopo avere consentito di portare al dissesto finanziario le più grandi società municipali nel più totale silenzio Mafioso (ricordo la mancata querela), oggi permette che i suoi debiti debbano essere i cittadini a pagarli!
Pensate che è lui stesso che lo dice: “L’Irpef sarà aumentata, abbiamo la necessità di risorse per gestire l’emergenza rifiuti” che tradotto vuol dire non abbiamo più soldi (tutti sperperati) per pagare dipendenti, mezzi e strumenti per la raccolta. Un bel modo di operare, non c’è che dire!

Non è sufficiente avere abbandonato una città agli allagamenti. Interi quartieri lasciati soli nell’abbandono più totale; Sfollati dalle proprie case e strade dissestate. E’ questa la fotografia di Palermo, quinta città di Italia ma ultima per capacità amministrativa.
Mentre migliaia di cittadini subiscono le conseguenze della mala amministrazione, Cammarata decide (grazie ad un apposito decreto del Premier Berlusconi) di aumentare la tassa comunale sull’IRPEF.
Per nulla il Sindaco sembra essersi risentito (almeno moralmente) della scempiaggine delle sue azioni scoperte da Striscia la notizia. Un modo di operare che ha molto in comune con il modo di fare del Presidente del Consiglio. L’ingordigia del potere non ha più limiti nella decadenza della morale di questi ultimi amministratori della res pubblica. La vergogna viene coperta dalla possibilità di potere dire tutto ed il contrario di tutto, fregandosene dell’intelligenza dei cittadini, quelli che loro ritengono essere loro sudditi.
La Dignità sociale, è proprio questa ciò che manca ai suddetti amministratori. In un quadro così preoccupante di difficoltà economica della popolazione (difficoltà che è più accentuata nella nostra città), di emergenza sociale di interi quartieri, pensare ad aumentare una tassa è il tipico sintomo che consiglierebbe il ricovero immediato e coatto per mancanza di Dignità sociale.
Al più presto monteremo una campagna informativa sui componenti la Giunta così che, quando alle prossime elezioni queste persone carenti o del tutto privi di Dignità sociale verranno a chiedervi il voto, o faranno pubblicità ai loro partiti, ecco, saprete bene come dovranno essere trattati!

Italia dei Valori, Cittadini non Sudditi!

Controllatevi le tasche Cittadini Palermitani!

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“Non metteremo mai le mani nelle tasche dei cittadiniâ€.
Frase ormai entrata a far parte del linguaggio comune; frase purtroppo contraddetta dai dati istat che vedono aumentare le tasse senza distinzione di colori e bandiere.
Ma noi, cittadini palermitani, lo sapete, siamo sempre competitivi. Quando c’è da pagare aumenti di tasse, tutti in riga e sborsare. Senza fiatare!
Vi prospettiamo, pertanto, il modus operandi dell’Amministrazione Cammarata.
Partiamo dalla relazione della Corte dei Conti di apertura dell’anno giudiziario duemila che, incentrata sulla responsabilità degli amministratori, si è sviluppata nella giurisprudenza come una consuetudine interpretativa da tutti oramai accolta.
Infatti, al fine di “espletare una funzione di deterrenza e di emenda per gli amministratori pubblici†(sindaci compresi), “questi devono essere consapevoli che le pubbliche funzioni loro assegnate devono essere svolte con la <diligenza del buon padre di famiglia>â€.
Principio questo, che si traduce in quel “complesso di cure e di cautele che l’amministratore pubblico deve impiegare per osservare i propri compiti, i quali sono finalizzati alla soddisfazione delle esigenze della collettività a cui, in sostanza, sono sottratte le risorse finanziarie necessarie per l’amministrazione.â€
Tale relazione, seppur indirizzata alla gestione di aziende private, può facilmente essere considerata applicabile (almeno moralmente) anche per l’amministrazione della Res Pubblica.
In base a quanto detto fin’ora, risulta agevole pensare che nessuna azienda (ed ancor di più nessuna amministrazione pubblica) “potrebbe ragionevolmente sostenere uno spreco ingiustificato di risorse economiche in inutili costi per interessi e spese di dubbia valenza pubblica.â€

Ben vengano, pertanto, queste pronunce, “che ricordano agli amministratori pubblici - i quali, tra l’altro, dalla recente legislazione Bassanini (legge 15 marzo 1997, n°59 ) sono invitati a osservare le regole delle scienze economiche e aziendalistiche - che amministrare le risorse altrui†(le nostre risorse, di noi cittadini) “vuol anche dire rispondere dei danni che si producono quando, ad esempio, i fatti di gestione non sono affrontati con la dovuta cautela e diligenza, nonché con il necessario senso di rispetto delle risorse finanziare acquisite tramite il sistema impositivo – tributarioâ€.
Questo comportamento di amministratori (siano essi pubblici o privati) poco avveduti, non fa altro che portare solo al “fallimento delle politiche pubbliche e alla totale disaffezione dei cittadini verso l’amministrazione con conseguente decadimento del grado di democrazia e di civile convivenza raggiunto dal paese.â€
Spese tutte queste parole, invitiamo l’amministrazione Cammarata a riflettere sulla circostanza che, colui che “viene investito della funzione di amministrare le risorse e i beni della collettività, deve anche assumersi il carico dei propri comportamenti e delle proprie omissioni†(vedi mancanza della querela in occasione AMIA)e, “se questi sono dannosi per l’amministrazione, è necessario doverne rispondere in prima persona alla collettività.â€

Un esempio può meglio specificare le tante suddette parole.

Immaginate di essere padri di una famiglia (nel caso di specie il sindaco=padre con la sua famiglia=-cittadini); di avere una limitata quantità di denaro. Poniamo che il padre (il sindaco) ha le cosiddette “mani bucate”. In altre parole spende male e più del dovuto le possibili liquidità della famiglia (cittadini). Paradossalmente pensate all’ipotesi che i soldi spesi sono portati in casa dai figli che lavorano (vale a dire sempre dai cittadini). Il padre, quindi, sperpera i soldi altrui e provoca l’indebitamento della famiglia (il comune nel nostro caso).
Quale pensate debba essere il comportamento in linea con i dettami della buona amministrazione propria del buon padre di famiglia?
Chiedere ulteriori esborsi ai figli (cioè aumentando le tasse sempre a noi cittadini)? tagliare loro i viveri essenziali? (assistenza sociale integrativa; l’istruzione dei figli, vale a dire scuola e cultura?).

Questi sono piccoli esempi di vita quotidiana che denunciano l’irragionevolezza di tali comportamenti del sindaco Cammarata.

Per queste ragioni, non sembrano rispondenti ai dettami propri della buona amministrazione, le volontà di questa amministrazione formulate all’interno del Bilancio di Previsione.
Chi pensa che la diligenza del buon padre di famiglia sia espressione di tagli da operare in settori così tanto delicati come l’assistenza sociale integrativa, la scuola e la cultura?In un periodo storico di repressione economica mondiale accentuata, come al solito, nelle regioni del sud e nella nostra realtà locale in particolare.
Chi pensa che la diligenza del buon padre di famiglia sia espressa nella riproposizioni delle ZTL già dichiarate (stante così le cose) illegali ed illegittime dal nostro Tribunale amministrativo regionale.

Non vogliamo con questo avere la pretesa d’essere noi l’espressione della corretta amministrazione della cosa pubblica, di sapere dove e come intervenire in una materia tanto complessa e delicata, ma quantomeno, abbiamo la presunzione di sentirci ragionevoli nell’appoggiare tutte le iniziative volte a sensibilizzare l’opinione pubblica palermitana sulle gravi inadempienze e carenze amministrative dell’amministrazione Cammarata. Per questo il Dip. Giovanile Di Italia dei Valori di Palermo, si farà promotore di iniziative volte all’informazione dei cittadini sul tema. Tempi e modi saranno prontamente comunicati.

Testo rielaborato. Fonte Corte dei Conti, Sezione Giurisdizionale per il Piemonte – 22 dicembre 1999, n. 2225/EL/99

Controllatevi le tasche, cittadini palermitani

Non metteremo mai le mani nelle tasche dei cittadiniâ€.

Frase ormai entrata a far parte del linguaggio comune; frase purtroppo contraddetta dai dati istat che vedono aumentare le tasse senza distinzione di colori e bandiere.

Ma noi, cittadini palermitani, lo sapete, siamo sempre competitivi. Quando c’è da pagare aumenti di tasse, tutti in riga e sborsare. Senza fiatare!

Vi prospettiamo, pertanto, il modus operandi dell’Amministrazione Cammarata.

Partiamo dalla relazione della Corte dei Conti di apertura dell’anno giudiziario duemila che, incentrata sulla responsabilità degli amministratori, si è sviluppata nella giurisprudenza come una consuetudine interpretativa da tutti oramai accolta.

Infatti, al fine di “espletare una funzione di deterrenza e di emenda per gli amministratori pubblici†(sindaci compresi), “questi devono essere consapevoli che le pubbliche funzioni loro assegnate devono essere svolte con la <diligenza del buon padre di famiglia>â€.

Principio questo, che si traduce in quel “complesso di cure e di cautele che l’amministratore pubblico deve impiegare per osservare i propri compiti, i quali sono finalizzati alla soddisfazione delle esigenze della collettività a cui, in sostanza, sono sottratte le risorse finanziarie necessarie per l’amministrazione.â€

Tale relazione, seppur indirizzata alla gestione di aziende private, può facilmente essere considerata applicabile (almeno moralmente) anche per l’amministrazione della Res Pubblica.

In base a quanto detto fin’ora, risulta agevole pensare che nessuna azienda (ed ancor di più nessuna amministrazione pubblica) “potrebbe ragionevolmente sostenere uno spreco ingiustificato di risorse economiche in inutili costi per interessi e spese di dubbia valenza pubblica.â€

Ben vengano, pertanto, queste pronunce, “che ricordano agli amministratori pubblici - i quali, tra l’altro, dalla recente legislazione Bassanini (legge 15 marzo 1997, n°59 ) sono invitati a osservare le regole delle scienze economiche e aziendalistiche - che amministrare le risorse altrui†(le nostre risorse, di noi cittadini) “vuol anche dire rispondere dei danni che si producono quando, ad esempio, i fatti di gestione non sono affrontati con la dovuta cautela e diligenza, nonché con il necessario senso di rispetto delle risorse finanziare acquisite tramite il sistema impositivo – tributarioâ€.

Questo comportamento di amministratori (siano essi pubblici o privati) poco avveduti, non fa altro che portare solo al “fallimento delle politiche pubbliche e alla totale disaffezione dei cittadini verso l’amministrazione con conseguente decadimento del grado di democrazia e di civile convivenza raggiunto dal paese.â€

Spese tutte queste parole, invitiamo l’amministrazione Cammarata a riflettere sulla circostanza che, colui che “viene investito della funzione di amministrare le risorse e i beni della collettività, deve anche assumersi il carico dei propri comportamenti e delle proprie omissioni†(vedi mancanza della querela in occasione AMIA)e, “se questi sono dannosi per l’amministrazione, è necessario doverne rispondere in prima persona alla collettività.â€

Un esempio può meglio specificare le tante suddette parole.

Immaginate di essere padri di una famiglia (nel caso di specie il sindaco=padre con la sua famiglia=-cittadini); di avere una limitata quantità di denaro. Poniamo che il padre (il sindaco) ha le cosiddette “mani bucate”. In altre parole spende male e più del dovuto le possibili liquidità della famiglia (cittadini). Paradossalmente pensate all’ipotesi che i soldi spesi sono portati in casa dai figli che lavorano (vale a dire sempre dai cittadini). Il padre, quindi, sperpera i soldi altrui e provoca l’indebitamento della famiglia (il comune nel nostro caso).

Quale pensate debba essere il comportamento in linea con i dettami della buona amministrazione propria del buon padre di famiglia?

Chiedere ulteriori esborsi ai figli (cioè  aumentando le tasse sempre a noi cittadini)? tagliare loro i viveri essenziali? (assistenza sociale integrativa; l’istruzione dei figli, vale a dire scuola e cultura?).

Questi sono piccoli esempi di vita quotidiana che denunciano l’irragionevolezza di tali comportamenti del sindaco Cammarata.

Per queste ragioni, non sembrano rispondenti ai dettami propri della buona amministrazione, le volontà di questa amministrazione formulate all’interno del Bilancio di Previsione.

Chi pensa che la diligenza del buon padre di famiglia sia espressione di tagli da operare in settori così tanto delicati come l’assistenza sociale integrativa, la scuola e la cultura?In un periodo storico di repressione economica mondiale accentuata, come al solito, nelle regioni del sud e nella nostra realtà locale in particolare.

Chi pensa che la diligenza del buon padre di famiglia sia espressa nella riproposizioni delle ZTL già dichiarate (stante così le cose) illegali ed illegittime dal nostro Tribunale amministrativo regionale.

Non vogliamo con questo avere la pretesa d’essere noi l’espressione della corretta amministrazione della cosa pubblica, di sapere dove e come intervenire in una materia tanto complessa e delicata, ma quantomeno, abbiamo la presunzione di sentirci ragionevoli nell’appoggiare tutte le iniziative volte a sensibilizzare l’opinione pubblica palermitana sulle gravi inadempienze e carenze amministrative dell’amministrazione Cammarata. Per questo il Dip. Giovanile Di Italia dei Valori di Palermo, si farà promotore di iniziative volte all’informazione dei cittadini sul tema. Tempi e modi saranno prontamente comunicati.

Testo rielaborato. Fonte Corte dei Conti, Sezione Giurisdizionale per il Piemonte – 22 dicembre 1999, n. 2225/EL/99

Lamentele dei Cittadini: IdV lotta per Spostare il Mercatino a P.le Giotto

petizione-popolare

Avete mai provato a passare il sabato mattina nei pressi di Via Galilei?
Immagino che molti palermitani che abitano da quelle parti o portano i figli nelle scuole vicine risponderanno di “sì†forse un po’ contrariati.
Da diverso tempo Italia dei Valori sta dando voce a tutti quei Cittadini che lamentano il disagio provocato dal mercatino rionale e la non curanza dell’amministrazione comunale nella gestione del territorio pubblico, con particolare rilievo per i commercianti che pagano puntualmente le tasse e gli automobilisti che subiscono il consequenziale ingorgo del traffico stradale.
Il Consigliere Provinciale Luisa La Colla ha proposto una petizione popolare per risolvere il problema, ad oggi sono state raccolte circa 2000 firme che appoggiano una soluzione ottimizzante delle aree cittadine promuovendo lo spostamento del mercatino settimanale dalla strada a p.le Giotto\Lennon.
Le molteplici conseguenze di quest’idea sono evidenti a tutti, si risolverebbe in un sol colpo: il problema del traffico in quanto le strade sarebbero libere, il disagio avvertito dai genitori che lasciano e prendono i figli a scuola, la questione degli abusivi che di fatto tolgono lavoro ai regolari in quanto delimitando il mercato nel perimetro della piazza non ci sarebbe più spazio per loro, si arriverebbe anche alla riduzione degli immancabili rifiuti, provocati dall’attività lavorativa, per strada.
Inoltre l’area adiacente a p.le J.Lennon viene spesso sfruttata per fiere, esposizioni commerciali e giostre, il tutto non autorizzato da alcuna autorità pubblica, con conseguente lamentela da parte dei residenti nelle zone limitrofe per tutti i tipi di disagi che si creano dal calo delle vendite dei negozi all’inquinamento acustico dovuto alle musiche ad altissimo volume.

La proposta di IdV per il Presidente del Consiglio Provinciale Avanti è stata presentata con una mozione nei giorni scorsi, anche a livello Comunale qualcosa si sta muovendo, il Consigliere Comunale Elio Gaspare Bonfanti (IDV) ha firmato per primo la mozione che chiede al Consiglio di occuparsi della vicenda.

In allegato a quest’articolo ho provveduto ad inserire il modulo per firmare questa petizione e dare voce ai nostri concittadini che subiscono questa mala gestione incontrollata.

Giuseppe Mammana

Ripartiamo dai Comuni e dalla Regione

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Vorrei utilizzare questo spazio per coinvolgervi in una mia riflessione.
Siamo in un sistema di pluralismo giuridico,dove il potere è diffuso tra i vari enti che costituiscono la Repubblica.

È anche vero che oggi è in corso un “federalizing processâ€, un processo cioè dove alla centralità dello Stato si contrappone una forte presenza (oltre che di fonti comunitarie) di fonti regionali.

Oggi si registra un’erosione della centralità dello Stato in favore dell’Europa da una parte e delle Regioni dall’altra. Questo significa,che lo sviluppo in senso lato della Regione dipende in modo decisivo,oggi molto più che in passato,dalla classe politica regionale.
Sarà questa classe politica,dunque,a “governare†fatti che prima erano di competenza statale, in primis con lo strumento della legge e del regolamento. Ma con la riforma del Titolo V della Costituzione, nel 2001, non cresce soltanto il peso delle Regioni, (con un rivoluzionario art.117Cost) ma anche e soprattutto vi è una forte spinta verso una piena autonomia dei Comuni.

La Costituzione dopo il 2001 prevede che le funzioni amministrative siano attribuite in prima istanza ai Comuni. È il Comune, ente locale più vicino al cittadino, che deve provvedere ai bisogni di quest’ultimo. Le Province, le Regioni, lo Stato potranno intervenire in un secondo momento soltanto qualora il Comune “non sia in grado†di soddisfare questi bisogni, e sulla base dei principi di sussidiarietà, differenziazione e adeguatezza.

È  una scelta ponderata quanto opportuna quella del legislatore costituzionale, cui però segue la necessità di una classe politica locale virtuosa. In questo assetto costituzionale siamo noi dunque, noi che viviamo in una Regione (particolarissima come la Sicilia), noi residenti di un Comune, a dover pretendere che questi poteri siano esercitati nel migliore dei modi, con competenza e cultura dei valori.  Aumento del potere deve significare anche aumento di responsabilità. Questa connessione tra potere e  responsabilità politica spesso è assente. Occorre “pressare†e “controllare†chi oggi gode di maggiore potere, e dunque di maggiore responsabilità: il politico locale e quindi il sindaco, l’assessore.

Occorre che i cittadini siano consapevoli, informati e che possano al momento del voto orientare la loro scelta verso una politica onesta e competente, virtuosa e capace di soddisfare i bisogni della collettività. Per far ciò occorre chiaramente il massimo livello di trasparenza.
E come la qualità di vita del cittadino, oggi dipenda soprattutto dal Comune, è evidente. Pensiamo ad un Comune che riduce fortemente il costo per l’energia delle famiglie puntando sull’ energia pulita, o che riduce il costo dei rifiuti e che garantisce l’assenza di discariche e inceneritori nel Comune grazie alla strategia “rifiuti zero†di cui parla oggi Obama, e l’assenza di scorie di qualsiasi tipo nel territorio.
O ancora un Comune con un sistema di collegamenti comodo e veloce che consenta di spostarsi facilmente e ancora una Pubblica Amministrazione che sia efficace ed efficiente.
E infine un Comune che garantisca la connettività, e dunque favorisca l’introduzione di ripetitori Wimax per l’accesso mobile e diffuso della Rete e, allo stesso tempo, pretendere la diffusione dell’ADSL e la diffusione di punti Wi Fi nel territorio comunale.
Occorrono amministratori locali che sappiano conciliare sviluppo e legalità: Valori che devono essere comunicanti, complementari. Se la legalità è promossa senza considerare la crescita di un territorio non soltanto si fa del male allo sviluppo, ma la stessa legalità sarà incapace di entrare dentro la vita del territorio, e sarà soltanto un valore astratto senza alcun legame con la realtà.

Cosi quando si abbassa l’asticella della legalità per promuovere lo sviluppo, non si fa soltanto un danno alla sfera della legalità in senso lato, e quindi allo spirito civico di un Paese, ma addirittura non si registra nemmeno una crescita economica.
Ecco perché è necessario questo binomio.
Ripartire dai Comuni significa insomma ripartire dalla persona umana. Quindi possiamo  diventare degli attenti cittadini e “controllori†della politica locale. Ricercando legalità e competenza in Comune.

Vincenzo Giallombardo