Controllatevi le tasche, cittadini palermitani

Non metteremo mai le mani nelle tasche dei cittadini”.

Frase ormai entrata a far parte del linguaggio comune; frase purtroppo contraddetta dai dati istat che vedono aumentare le tasse senza distinzione di colori e bandiere.

Ma noi, cittadini palermitani, lo sapete, siamo sempre competitivi. Quando c’è da pagare aumenti di tasse, tutti in riga e sborsare. Senza fiatare!

Vi prospettiamo, pertanto, il modus operandi dell’Amministrazione Cammarata.

Partiamo dalla relazione della Corte dei Conti di apertura dell’anno giudiziario duemila che, incentrata sulla responsabilitĂ  degli amministratori, si è sviluppata nella giurisprudenza come una consuetudine interpretativa da tutti oramai accolta.

Infatti, al fine di “espletare una funzione di deterrenza e di emenda per gli amministratori pubblici” (sindaci compresi), “questi devono essere consapevoli che le pubbliche funzioni loro assegnate devono essere svolte con la <diligenza del buon padre di famiglia>”.

Principio questo, che si traduce in quel “complesso di cure e di cautele che l’amministratore pubblico deve impiegare per osservare i propri compiti, i quali sono finalizzati alla soddisfazione delle esigenze della collettività a cui, in sostanza, sono sottratte le risorse finanziarie necessarie per l’amministrazione.”

Tale relazione, seppur indirizzata alla gestione di aziende private, può facilmente essere considerata applicabile (almeno moralmente) anche per l’amministrazione della Res Pubblica.

In base a quanto detto fin’ora, risulta agevole pensare che nessuna azienda (ed ancor di piĂą nessuna amministrazione pubblica) “potrebbe ragionevolmente sostenere uno spreco ingiustificato di risorse economiche in inutili costi per interessi e spese di dubbia valenza pubblica.”

Ben vengano, pertanto, queste pronunce, “che ricordano agli amministratori pubblici - i quali, tra l’altro, dalla recente legislazione Bassanini (legge 15 marzo 1997, n°59 ) sono invitati a osservare le regole delle scienze economiche e aziendalistiche - che amministrare le risorse altrui” (le nostre risorse, di noi cittadini) “vuol anche dire rispondere dei danni che si producono quando, ad esempio, i fatti di gestione non sono affrontati con la dovuta cautela e diligenza, nonchĂ© con il necessario senso di rispetto delle risorse finanziare acquisite tramite il sistema impositivo – tributario”.

Questo comportamento di amministratori (siano essi pubblici o privati) poco avveduti, non fa altro che portare solo al “fallimento delle politiche pubbliche e alla totale disaffezione dei cittadini verso l’amministrazione con conseguente decadimento del grado di democrazia e di civile convivenza raggiunto dal paese.”

Spese tutte queste parole, invitiamo l’amministrazione Cammarata a riflettere sulla circostanza che, colui che “viene investito della funzione di amministrare le risorse e i beni della collettivitĂ , deve anche assumersi il carico dei propri comportamenti e delle proprie omissioni” (vedi mancanza della querela in occasione AMIA)e, “se questi sono dannosi per l’amministrazione, è necessario doverne rispondere in prima persona alla collettivitĂ .”

Un esempio può meglio specificare le tante suddette parole.

Immaginate di essere padri di una famiglia (nel caso di specie il sindaco=padre con la sua famiglia=-cittadini); di avere una limitata quantitĂ  di denaro. Poniamo che il padre (il sindaco) ha le cosiddette “mani bucate”. In altre parole spende male e piĂą del dovuto le possibili liquiditĂ  della famiglia (cittadini). Paradossalmente pensate all’ipotesi che i soldi spesi sono portati in casa dai figli che lavorano (vale a dire sempre dai cittadini). Il padre, quindi, sperpera i soldi altrui e provoca l’indebitamento della famiglia (il comune nel nostro caso).

Quale pensate debba essere il comportamento in linea con i dettami della buona amministrazione propria del buon padre di famiglia?

Chiedere ulteriori esborsi ai figli (cioè  aumentando le tasse sempre a noi cittadini)? tagliare loro i viveri essenziali? (assistenza sociale integrativa; l’istruzione dei figli, vale a dire scuola e cultura?).

Questi sono piccoli esempi di vita quotidiana che denunciano l’irragionevolezza di tali comportamenti del sindaco Cammarata.

Per queste ragioni, non sembrano rispondenti ai dettami propri della buona amministrazione, le volontĂ  di questa amministrazione formulate all’interno del Bilancio di Previsione.

Chi pensa che la diligenza del buon padre di famiglia sia espressione di tagli da operare in settori così tanto delicati come l’assistenza sociale integrativa, la scuola e la cultura?In un periodo storico di repressione economica mondiale accentuata, come al solito, nelle regioni del sud e nella nostra realtĂ  locale in particolare.

Chi pensa che la diligenza del buon padre di famiglia sia espressa nella riproposizioni delle ZTL già dichiarate (stante così le cose) illegali ed illegittime dal nostro Tribunale amministrativo regionale.

Non vogliamo con questo avere la pretesa d’essere noi l’espressione della corretta amministrazione della cosa pubblica, di sapere dove e come intervenire in una materia tanto complessa e delicata, ma quantomeno, abbiamo la presunzione di sentirci ragionevoli nell’appoggiare tutte le iniziative volte a sensibilizzare l’opinione pubblica palermitana sulle gravi inadempienze e carenze amministrative dell’amministrazione Cammarata. Per questo il Dip. Giovanile Di Italia dei Valori di Palermo, si farĂ  promotore di iniziative volte all’informazione dei cittadini sul tema. Tempi e modi saranno prontamente comunicati.

Testo rielaborato. Fonte Corte dei Conti, Sezione Giurisdizionale per il Piemonte – 22 dicembre 1999, n. 2225/EL/99

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