La fotografia sconveniente

Il Cavaliere è furibondo. Il confronto elettorale per le europee si è risolto in una bella batosta per il Popolo delle Libertà, e stavolta la sua principale “arma”, il partito “personalistico”, gli si rivolta contro: se il PDL perde consensi, è a casa Berlusconi che i giornalisti e gli analisti politici “bussano” per cercarne il motivo.
Anche perchè qui le dinamiche sono diverse, qui vengono meno le “responsabilità” dei singoli esponenti del partito: se sei disposto a vendere il tuo voto per un posto di lavoro, probabilmente cederesti alle lusinghe di un candidato consigliere comunale, molto meno a un aspirante europarlamentare con “in pectore” un biglietto di sola andata per Bruxelles.
Parliamo del Berlusca, allora. E’ possibile che l’incursione nella vita privata (a base di foto e dichiarazioni “pruriginose”) abbia causato una perdita di consenso che anni di sentenze di prescrizione, intercettazioni, leggi “ad personam”, insomma di vita pubblica, non sono state in grado di procurare?
Ripenso a Bill Clinton ai tempi del “Sexgate”, quando le televisioni americane intervistavano la gente. “Penso che abbia sbagliato nella vita privata ma è comunque un buon presidente” rispondevano tutti, o quasi. Ora, senza voler giustificare il Cavaliere (ci mancherebbe altro…), cosa c’è di diverso in Italia?
Forse è la Chiesa. Quelle famigerate “schiere” di porporati che da sempre intervengono nella vita sociale e che, ancora una volta, rivolgono alla condotta privata uno sguardo severo che invece latita quando si tratta di valutare la moralità della vita politica del Paese.
O forse siamo semplicemente noi italiani. Disinteressati e qualunquisti nei confronti della cosa pubblica, prontissimi invece a rispondere ai richiami della curiosità più frivola. Salvo poi castigare l’occhio curioso con gesto di formale (e rassicurante) condanna.
E’ questa la vera “fotografia sconveniente”, quella dell’Italia di oggi. Poco importa cosa abbia fatto il premier a villa Certosa: quello si è capito fin dal primo momento e, sinceramente, non mi ha stupito affatto.






















