Pio La torre è l’Antimafia

“ La mafia è un fenomeno di classi dirigentiâ€
Iniziamo questo breve saggio storico di lotta contro la mafia informando che dal 17 giugno 2009 è stata allestita una mostra fotografica su Pio La Torre presso l’atrio di Palazzo Steri. L’esposizione, curata e realizzata dal Centro Studi Pio La Torre, sarà visitabile fino al 30 giugno 2009. Ingresso gratuito.
Il 30 Aprile del 1982 Pio La Torre e il suo collaboratore Rosario Di Salvo vengono uccisi a colpi di pistola mentre salgono a bordo di un Fiat 132. Il 12 gennaio 2007 la Corte d’Assise d’Appello di Palermo ha emesso l’ultima di una serie di sentenze che ha portato a individuare in Giuseppe Lucchese, Nino Madonna, Salvatore Cucuzza, e Pino Greco, gli autori materiali dell’omicidio. Dalle rivelazioni di Cucuzza, diventato collaboratore di giustizia, è stato possibile ricostruire il quadro dei mandanti dell’eccidio, identificati nei boss Salvatore Riina, Bernardo Provenzano, Pippo Calò, Bernardo Brusca e Antonino Geraci.
Oggi troppo spesso il ricordo di La Torre è relegato alle ipocriti commemorazioni di stato, come se bastassero a rendere onore all’assoluta dedizione verso la sua terra e la sua gente, il rigore morale e la passione civile, il coraggioso impegno politico in difesa della democrazia e della legalità che hanno fatto di Pio La Torre uno dei protagonisti assoluti della vita politica e sociale italiana ed allo stesso tempo uno dei più agguerriti avversari della criminalità mafiosa a tutti i livelli. Nato in un quartiere poverissimo di Palermo, La torre si dedica sin da bambino ad un intensa attività di studio unico motivo di riscatto sociale e matura un profondo interesse contro le ingiustizie, i diritti dei più deboli e l’impegno contro la mafia in un periodo in cui quel nome non si pronunciava neppure.
L’impegno politico inizia con l’iscrizione al PCI nel 1945 e la costituzione di una sede del partito nella sua borgata. In quegli anni divenuto funzionario della Federterra, si fece portavoce del movimento dei contadini partecipando attivamente alle proteste, impegno che gli costo l’arresto negli anni cinquanta. Uscito dal carcere per infondatezza delle accuse, nel 1952 viene eletto per la prima volta consigliere comunale a Palermo, diviene anche segretario della CGIL e del PCI siciliano. Nel 1972 viene eletto al Parlamento dove resterà per tre legislature, facendo parte delle Commissioni Bilancio e programmazione Agricoltura e Foreste, della commissione parlamentare per l’esercizio dei poteri di controllo sulla programmazione e sull’attuazione degli interventi ordinari e straordinari nel Mezzogiorno ma soprattutto della commissione Antimafia.
La Torre assieme al giudice Cesare Terannova redasse e firmò un’importante relazione di minoranza in cui per la prima volta si mettevano in luce i legami tra «Cosa nostra» e influenti uomini politici locali spesso legati alla Democrazia Cristiana, come i cugini Nino e Ignazio Salvo, Salvo Lima, referente della corrente di Giulio Andreotti in Sicilia, Giovanni Gioia, protettore dell’ex sindaco di Palermo Vito Ciancimino. Seguì la proposta di legge “Disposizioni contro la mafia†tesa a integrare la legge 575/1965 e ad introdurre un nuovo articolo nel codice penale: il 416 bis. La legge prevedeva la confisca dei beni dei mafiosi, il controllo dei loro conti bancari e soprattutto introduceva il reato di associazione mafiosa, fino a quel momento incredibilmente assente dal codice penale italiano. Pio La Torre ha una grande conoscenza del fenomeno mafioso e del suo sistema di potere. È conscio delle sue trasformazioni, dalla mafia agricola e del latifondo, combattuta negli anni dell’adolescenza, alla mafia urbana e dell’edilizia che, grazie ad appalti pilotati, perpetrò, grazie alle connivenze con le dirigenze politiche locali, il cosiddetto “Sacco di Palermoâ€, fino alla mafia imprenditrice dedita al traffico internazionale di droga con agganci nell’alta finanza.
La Torre non ha paura di fare i nomi dei mafiosi e dei politici coinvolti, giungendo alla conclusione che :â€[la] compenetrazione è avvenuta storicamente come risultato di un incontro che è stato ricercato e voluto da tutte e due le parti (mafia e potere politico)…La mafia è quindi un fenomeno di classi dirigentiâ€. Nell’estate del 1981 giunse improvvisa la sua decisione di tornare a dirigere il Pci in Sicilia. Era la scelta consapevole di chi voleva combattere in prima linea la mafia in anni in cui la sua offensiva si era fatta particolarmente virulenta. Nella sua terra si spense l’ultima battaglia quella contro la costruzione della base missilistica a Comito spiegando così la sua contrarietà alla : “trasformazione della Sicilia in un avamposto di guerra in un mare Mediterraneo già profondamente segnato da pericolose tensioni e conflitti. Noi dobbiamo rifiutare questo destino e contrapporvi l’obiettivo di fare del Mediterraneo un mare di pace”. Sarebbe dovere di tutti noi, nel rispetto di chi ha pagato con la vita l’amore per la legalità e la democrazia, non lasciare che l’eredità morale e il coraggio di un uomo come Pio La Torre, venga dimenticata o come ha tentato di circoscrivere il suo impegno al solo livello palermitano, al massimo siciliano.
di Clotilde Toralbo






















