Questione Morale: what’s this?
“Un uomo introverso e malinconico, di immacolata onestĂ e sempre alle prese con una coscienza esigente, solitario, di abitudini spontanee, piĂą turbato che alettato dalla prospettiva del potere, e in perfetta buona fede di cui ci resta un programma sociale, politico, economico, etico e morale non scritto , basilare per il futuro democratico e di progresso del nostro Paese.”   ( Indro Montanelli)
Così ricorda Indro Montanelli il segretario del PCI Enrico Berlinguer, scomparso a Padova Venticinque anni fa ,durante il comizio di chiusura della campagna elettorale per le elezioni europee. Ai suoi funerali, in piazza S. Giovanni, parteciparono circa un milione di persone, mentre il presidente Sandro Pertini accompagnava il feretro pronunciando la frase: “Lo porto via come un amico fraterno, come un figlio, come un compagno di lotta”. Questo, oltre che una guida, era Enrico Berlinguer per milioni di italiani. Un politico sopraffino, un uomo corretto e mai banale, che ha lasciato dietro di sĂ© un ereditĂ politico-culturale che ancora oggi rappresenta una risorsa preziosa per la democrazia italiana nel suo complesso, e non solo per la parte che egli ha così esemplarmente rappresentato.
Divenuto segretario del partito nel 1972, progettò l’incontro tra cattolici, laici e comunisti che avrebbe dovuto rappresentare l’inizio di un periodo di ripresa e di sviluppo della democrazia italiana basato su di un compromesso politico di portata storica. La tragica fine di Aldo Moro, sequestrato e poi ucciso dalle Brigate Rosse, impedì che ciò avvenisse ed aprì le porte agli anni bui del craxismo e, poi, della corruzione. L’apertura culturale contraddistinse la politica berlingueriana dall’esplicito appoggio dato alla primavera di Praga e la condanna del successivo intervento sovietico segnano in modo inequivocabile il distacco dalle posizioni intransigenti del comunismo di Mosca, e l’inizio del progetto politico dell’Eurocomunismo.
Accanto a tutto questo Berlinguer fu il primo a denunciare apertamente la così detta questione morale, ossia l’aperta denuncia della corruzione e dell’inefficienza del sistema solo apparentemente democratico dei partiti politici. Critico verso il “regime” della DC, che deteneva stabilmente il potere, con mezzi anticostituzionali e scorretti ,dai tempi dell’attentato a Togliatti.
La spinta etica berlingueriana divverà una sorta di manifesto politico e condurrà il dibattito polico a seguito dello scandalo di tangentopoli. Nell’intervita rilasciata nel 1981 ad Eugenio Scalfari, dichiara :“I partiti hanno occupato lo stato e tutte le istituzioni, a partire dal governo. Hanno occupato gli enti locali, gli enti di previdenza, le banche, le aziende pubbliche, gli istituti culturali, gli ospedali, le università , la Rai tv, alcuni grandi giornali (…) bisogna agire affinché la giusta rabbia dei cittadini verso tali degenerazioni non diventi un’avversione verso il movimento democratico dei partiti”.
Purtroppo il suo invito non fu colto salvo che da poche personalitĂ non corrotte mentre la prima Repubblica moriva affogata dallo scandalo delle tangenti. A venticinque anni di distanza, le istanze di rinnovamento e di onestĂ politica, lanciate da Berlinguer sono piĂą che mai attuali. In un momento storico di corruzione e di illegalitĂ in cui una sinistra italiana ,ormai al collasso, continua a perdere consensi ,a favore di una maggioranza sempre piĂą distante dai valori democratici e costituzionali, tutti noi dovremmo essere portavoci dell’insegnamento morale e della lungimiranza politico - intellettuale dell’allora segretario del Pci. Nella speranza che l’ereditĂ di quest’uomo, che meglio di molti altri fu mosso da nobili ideali e puri valori, torni ad essere alla base della politica italiana.
di Clotilde Toralbo




















