Il sistema perfetto

Più ci penso e più ne sono convinto: il Cavaliere non è cattivo. Mai in vita sua ha agito per astio o vendetta, neppure verso i tanto vituperati comunisti - e questa è la mia prima opinione; la seconda è che raffreddare gli animi convenga anche a noi. Plachiamo dunque rabbia e indignazione, mettiamo al bando caricature e rappresentazioni pittoresche: soltanto a mente fredda possiamo cogliere il senso del personaggio Silvio Berlusconi. E capire che dietro le sue parole e le sue azioni non ci sono valori, ispirazioni ideali, modelli identitari, ma semplice utilitarismo. Se il Cavaliere fa o dice una cosa, è semplicemente perchè lo ritiene funzionale a un qualche vantaggio personale. Il modello del “partito-azienda”, in questo senso, è un sistema perfetto.

Per capirci qualcosa - allora - è molto utile “prendere appunti”, perchè il senso di certe strategie del Silvio nazionale lo si coglie a posteriori, inanellando fatti apparentemente sconnessi.

Prendiamo la recente “corsa contro il tempo” per “salvare Eluana”. L’argomento è delicato e non intendo entrare nel merito di altro che dell’azione politica. Tanto per cominciare, come hanno chiaramente dettagliato Giorgio Napolitano nella sua nota e Marco Travaglio a Passaparola, un decreto del governo non può cancellare gli effetti di una sentenza giurisprudenziale (quella della Procura di Milano che ha consentito la sospensione dell’alimentazione). E’ il basilare principio della separazione dei poteri.

Antonio Di Pietro intravede l’ennesimo tentativo di “spaccare il paese, renderlo ingovernabile”, peraltro facendo leva sull’indebolimento sostanziale del potere della magistratura.  A ben guardare, però, forse c’è un profilo di intenti più preciso e complesso.

La vera domanda è: come mai un partito che si definisce aconfessionale, anzi quasi “anarchico” su questioni di etica e morale ha assunto una posizione (quella della “vita a tutti i costi”) che altra giustificazione non trova se non sui fondamenti di una linea politica confessionale e cristiana?

La risposta è la stessa per cui Clemente Mastella è stato ripescato dal limbo: l’intento del Cavaliere, secondo me, è semplicemente quello di “catturare” la fascia cattolica dell’elettorato in previsione delle elezioni europee. E aggiungo, con un filo di cinismo, che questo spiega il considerevole ritardo del suo intervento “pro-life”: di certo un’azione “caritatevole” giocata sul filo di una vita in sospeso ha dalla sua la fascinazione dell’”eroismo”.

Esagero? Forse. Ma come ho già detto, un minimo di disincanto è indispensabile per svelare gli ingranaggi di questo “sistema perfetto”.

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