PubblicitĂ regresso
Nonostante le false dicerie circa la ormai conquistata parificazione dei due sessi, ancora oggi, per le donne la propria natura viene considerata come fonte di discriminazione.
Basta guardare nel campo del lavoro per vedere come quasi tutti i posti di rilievo siano occupati da uomini convinti della propria superiorità intellettuale, seguire un tg per notare come molte notizie riguardino atti di violenza perpetrati ai danni di donne indifese, guardare uno di quegli stupidissimi programmi tv della sera per vedere donnette svestite ballare a ritmi sensuali.
Mi vergogno un po’ da donna a scrivere di queste cose, eppure ancora adesso se ne parla. Ancora oggi nell’era delle più avanzate tecnologie non si è riuscito a fare un passo avanti molto significativo: vedere la donna nella sua vera essenza e non come simbolo di una merce da utilizzare a piacimento.
E non a caso uso questi termini; ultimamente si è aperta una discussione in merito all’utilizzo dell’immagine femminile per una campagna pubblicitaria di un’azienda leader nel settore dell’abbigliamento, la Re****, mi limito a citarne le iniziali per eviare di pubblicizzarla più di quanto si dovrebbe, in fondo si sà la logica di queste aziende è sempre la stessa: parlatene bene o male, non importa, cioè che conta è solo parlarne!
I cartelloni pubblicitari incriminati ritraggono due donne nel momento dell’arresto da parte di due poliziotti. Mediante quest’immagine si tenta di far passare lo stereotipo della donna sottoposta, indifesa, compiacente e provocante che incita gli uomini ad abusare di lei.
Sappiamo benissimo come attraverso i mezzi di comunicazione di massa, come lo è una campagna pubblicitaria, si veicolino concetti e argomenti che vanno ben oltre una semplice foto e quella di cui stiamo parlando si qualifica come una vera e propria lesione della dignità della donna: ancora oggi si fatica a diffondere il messaggio ben più profondo e veritiero di essa come essere dotato di intelligenza e coscienza, non facendo altro che violare in questo modo ogni principio di pari opportunità .
Inoltre, in un periodo in cui gli atti di violenza e gli abusi nei loro confronti sono aumentati esponenzialmente, sembra un paradosso incitare implicitamente ad essi influenzando, come inevitabilmente avviene, le giovani coscienze.
Ed è per questo che anche a Palermo, come in altre cittĂ di Italia, cittadine e cittadini, associazioni, chiedono al sindaco l’oscuramento e la rimozione di questi cartelloni pubblicitari.
In particolare, le donne di Palermo chiedono agli Assessori delle Pari OpportunitĂ del Comune che si facciano parte attiva di questa richiesta.
E’Â ora di farsi avanti e di recriminare il diritto alla propria dignitĂ .
Nel rispetto di tutte quelle donne che sono vittime di atti di violenza e non riescono a reagire, che si sentono avvilite di fronte allo sbeffeggiamento e all’ostentazione della violenza pubblicitaria.
Perché la parità tra i due sessi non sia soltanto enunciata nella nostra carta costituzionale e nelle frasi di circostanza che continuiamo a ripeterci nel tentativo di negare una realtà diversa: quella che occorre ancora un serio lavoro per cambiare la cultura della nostra società . E per fare questo non c’è differenza di sesso che tenga: tutti, uomini e donne, siamo investiti della responsabilità di fare in modo che questo accada.






















